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DESMA: “IDENTITÀ ANONIME”, LA FORZA DELL’HARD ROCK E I COLORI DELL’ELETTRONICA [RECENSIONE]

Published On 13 dicembre 2014 By Mirco Calvano

Desma, band di Brescia, presenta il nuovo lavoro in studio dal titolo Identità Anonime, uscito per Atomic Stuff Records.

Il disco è un buon mix di rock ed elettronica, dove per rock si intende quello bello tirato e più cattivo: nei riff si percepiscono in maniera molto evidente influenze scuola Deep Purple e Led Zeppelin che permettono la costruzione di questi bei riff di chitarra potenti e incalzanti, il tutto unito a sfumature elettroniche e un tocco di delicatezza più pop che riescono a dar vita a questo composto omogeneo che spazia dall’esperienza nostrana di band come Subsonica oAfterhours, fino a un sound più internazionale di quei mostri sacri del rock già citati prima.

Apre il disco Visione Liquida, il connubio perfetto tra rock ed elettronica dove un riff di chitarra potente e una ritmica incalzante si fondono e si mescolano con preziose sfumature elettroniche dando vita a un sound saturo, quasi innaturale, e allo stesso tempo corposo e caldo. Esplosione di potenza nel ritornello dove il brano tocca punte quasi punk, saturando il tutto in un crescendo di melodia ed energia che sfocia nel solo di chitarra, breve ma intenso, e nella chiusura del pezzo.
Ombre è un pezzo dai toni molto cupi, a cominciare dalla voce effettata, fino ad arrivare al sound del basso discontinuo e alla meravigliosa parte di synth che richiama alla mente le esperienze più dark di gruppi come i Muse o, perché no, i Depeche Mode. Molto interessanti le variazioni nella ritmica tra battere e levare che riescono ad accrescere la linea melodica del pezzo, alternando riff tirati a intermezzi più melodici.
Indifferente e una sorta di ballad elettro-pop, quelle a cui ci hanno abituati i Subsonica, in questo caso però resta un po’ troppo nel genere, come se i Negramaro avessero preso il sopravvento nella lotta per la composizione. Cresce un pochino nel ritornello ma la tastierina sotto resta un po’ troppo pop, comunque niente a che vedere con i riffoni di chitarra dei primi due brani. Ben giocato il solo di chitarra.
Falsi Dei ritorna sul sound bello incazzato, nonostante ripieghi su sfumature più funk rimanendo comunque bello saturo e bello distorto. Il riff di chitarra che alterna bridge e ritornello è un vero spettacolo che carica il pezzo e lo riporta, dopo il ritornello, sulle cadenza più funk. Un gran bel pezzo, melodico e potente che, ancora più dei precedenti riesce a mescolare quei riffoni di chitarra con l’elettronica e questa linea melodica ben presente.
Illusione riporta alla mente i pezzi più old school dei Muse, con questa chitarra ritmica spezzettata, la linea percussiva che ricalca gli accenti della chitarra e questi squarci di synth quasi orchestrali, ma ancora vicine a quelle sonorità più vintage. Molto melodico, anche qui soprattutto nel ritornello ritorna prepotente l’influenza Negramaresca, ma in questo caso una linea vocale più “pop” si mescola bene con l’arrangiamento un po’ più “hard”.
Vedova nera è un pezzo bello tirato, ricorda un po’ i Litfiba con quella dose di elettronica in più, il pezzo è molto dritto, ma incalza e spazza via gli ostacoli come un carro armato. L’arrangiamento come detto è più semplice rispetto ai precedenti e resta molto più rock ma è comunque di buona fattura; non poteva mancare un gran solo di chitarra che indirizza verso la chiusura del pezzo, molto ben giocata.
Nuova Alba è un’altra ballad, più acustica questa volta, anche qui un pezzo delicato dai toni abbastanza pop, cresce a metà canzone e resta un  più tirato fino alla chiusura; giocata meglio di Indifferente, in questo caso una ballad così ci può stare e funziona bene, stacca un po’ dai ritmi serrati del disco e non dispiace.
Inganno è molto ballabile, un bel pezzo elettro-pop dove non viene disprezzata nemmeno la vena più rock che resta più delicata, dai toni più oriental con la chitarra e il synth che seguono questa scala tonale maledettamente melodica dai sapori, appunto, orientali. Uno dei pezzi migliori, fomenta parecchio ma allo stesso tempo non resta scontato o già sentito. Eccezionale davvero la linea melodica costruita da chitarra e synth che in maniera spettacolare si collega al solo della chitarra stessa, geniale a dir poco.
Pochi Minuti fa pensare un po’ agli ultimi lavori dei Linea 77, più melodico e meno metalleggiante ma ha un buon tiro; in questo caso il riff di chitarra è più semplice e si aggancia alla ritmica mentre il synth resta più delicato per tutto il brano. Possiamo dire che è un rock più classico, nei limiti del caso ovviamente, e lascia il grosso del lavoro alla voce; non male.

Che dire, questi Desma hanno fatto bene i compiti a casa e hanno scritto un disco veramente eccezionale, c’è qualche momento forse un po’ troppo pop, ma è pur vero che non si può vivere, purtroppo, di solo distorsore sparato a cannone.

Il disco suona molto bene, si ascolta con piacere e ha moltissime ottime soluzioni armoniche e compositive, anche chi non fa’ caso a certe finezze non potrà non restare a bocca aperta davanti a certe scelte melodiche adottate nel disco che, ripeto, sono impeccabili.
Sì, è sempre più difficile trovare dischi così nel panorama italiano, ci sono molto bei dischi in giro, ma con questo impatto e con questa inventiva restano, purtroppo e per fortuna, troppo pochi. Sicuro sentiremo ancora parlare di questi Desma.

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